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Associanimazione: insieme ai giovani creiamo spazi per ricostruire legami di comunità.

Sono ormai 25 anni che Vedogiovane coop. soc. con altre cooperative amiche (Gruppo Scuola di Parma, Raggio Verde di Rovigo, Finis Terrae di Vercelli, Lariso di Nuoro) all’interno di AssociAnimazione  Nazionale lavora allestendo spazi, contesti, luoghi con i giovani perché avvenga quello che noi abbiamo più volte sperimentato in prima persona: un apprendimento esistenziale che dia anima alla crescita piena delle persone e che solleciti ad uscire insieme dai problemi. Insomma perché si possa vivere un’esperienza che faciliti il diventare adulti consapevoli e cittadini attivi.

Costruire contesti sociali in cui lo “stare insieme” è progettato per “fare qualcosa insieme” ha permesso all’innovazione, alla creatività di fare fiorire progetti di senso per singoli e per gruppi e addirittura di offrire un contributo di rigenerazione di legami e della comunità.

L’Associazione Nazionale per l’Animazione Sociale e Culturale (AssociAnimazione”) è una associazione di promozione sociale, nazionale, nata il 20 maggio 2003 all’interno del movimento dell’animazione a livello nazionale, con riferimenti specifici alle diverse anime che lo hanno caratterizzato. In particolare riconosce un legame profondo con l’impegno instancabile e laico di Don Aldo Ellena, maestro di animazione.

E’ presente in 7 regioni e in più di 20 provincie raccogliendo 30 realtà giuridiche tra associate e sostenitrici

L’AssociAnimazione:

-diffonde la pratica sociale dell’animazione, il suo studio, le esperienze e la produzione di materiale anche attraverso la collaborazione con soggetti istituzionali e non.

-favorisce la visibilità della pratica dell’animazione anche attraverso la sensibilizzazione del mondo della comunicazione.

-favorisce lo scambio di conoscenze, competenze, buone prassi tra gli aderenti sul tema dell’animazione sociale e culturale.

-favorisce la nascita di soggetti collettivi che promuovano l’animazione

-favorisce l’incontro, l’interazione e lo sviluppo di processi di promozione tra soggetti diversi pubblici e privati, formali e informali, a livello nazionale ed internazionale, interessati al confronto e a promuovere, attualizzare e sostenere pratiche di animazione sociale e culturale.

L’AssociAnimazione individua nella rivista “Animazione Sociale” un soggetto privilegiato per l’elaborazione e la diffusione dei suoi materiali.

 

Potremmo raccontare di “Meltin Pop/Wood” ad Arona e di “Casa di Paglia” a Fontaneto d’Agogna di “Smart Lab” a Rovereto, di “On-Off” a Parma , del “CESP” a Nuoro, di “Cose che succedono” a Rovigo come imprese giovanili che ripensavano una prassi di intervento di politiche giovanili e di animazione sociale e culturale e che pur, con limiti e criticità, hanno costituito per molti (e i numeri di coloro che sono venuti a visitare queste esperienze sono molto importanti, con nostro stupore) una possibilità di riflessione su come porre i giovani al centro della riorganizzazione della speranza e del futuro  delle nostre città. La nostra ricerca non si è affatto conclusa. Si sta allargando su territori diversi ed ha messo al centro oggetti nuovi e antichi. E di questa avventura che vorremmo scrivere per condividerla e possibilmente arricchirla.

 

I giovani sono alla ricerca di spazio

Spazi giovanili 2.0

UN INCUBATORE DI IDEE

In questo luogo vi sono possibilità di usare spazi tecnologicamente attrezzati e servizi messi a disposizione per lo sviluppo dell’idea progettuale, unite a momenti di formazione e consulenze sull’imprenditorialità, specificamente legata alla creatività, al territorio ed all’innovazione. Tutto a costi minimi.

UN LUOGO

Un laboratorio aperto, attivo, ricco di identità propria, giovanile, che si caratterizza per la presenza di giovani, attività sociali e culturali, attività d’impresa, uno shop di prodotti creativi, sale prova, studi di registrazione e skate-park.

UNA COMMUNITY

La formula del co-working che si sviluppa, genera, per le organizzazioni che hanno sede lì, una community creativa”, cioè una piattaforma carica di energie, di idee, di sperimentazione e di innovazione.

Si tratta quindi di un forte valore aggiunto per chi promuove un progetto, in quanto vi sono sempre momenti di scambio, comunicazione, ideazione tra le organizzazioni e vi è un team di esperti che supportano lo sviluppo di idee innovative.

UNO SPAZIO

Oltre ai vari servizi, alle organizzazioni che hanno sedi lì, viene offerto:

• uno spazio riservato a ciascuna organizzazione, per uffici e factory
• stampante a colori e fotocopiatrice
• connessione alla rete telefonica e a internet, con wi-fi incluso
• riscaldamento e aria condizionata e video-sorveglianza
• reception, sale riunioni, area formazione, spazi per eventi e presentazioni.

Abbiamo constatato che la maggior parte delle esperienze che incrociamo in giro per l’Italia e che

Sarebbe interessante comprendere le ragioni psico-sociologiche di questo orientamento: si tratta di una risposta molto solida e stabile alla immaterialità e fluidità della rete e delle relazioni imperanti? Quasi che pur immersi in maniera profonda nella liquidità del loro tempo le giovani generazioni sentano il bisogno di avere luoghi in cui mettere un punto fermo, anche momentaneo, ma preciso.
vedono i giovani come protagonisti hanno al loro centro uno spazio da abitare, da animare, da riutilizzare, da vivere, in cui suonare, fare teatro, ritrovarsi, mangiare insieme, lavorare insieme, realizzare prodotti artistici, ecc.

Oppure si tratta di un bisogno di sperimentare in un tempo storico che non prevede più momenti di passaggio collettivi, o almeno non li ritualizza, una fase sociale e pubblica di transizione dalla “cameretta di casa” al mondo per la nascita sociale?

O ancora questa ricerca segnala il bisogno di misurarsi con una sfida complessa e che per sua natura invoca la necessità di pensarla insieme nella logica della condivisione, dello sharing, del “co“, pur permettendo di mantenere una grande libertà di movimento individuale?

O più semplicemente… visto che nessuno dà loro spazio, i giovani se lo cercano!

Riteniamo che tutte queste ragioni disegnino i desideri su cui costruire una proposta di lavoro con le giovani generazioni.

Proviamo a ragionarci più a fondo.

 

Lo spazio come scelta metodologica e di senso?

Lo spazio parla della comunità, la rappresenta almeno in alcune sue parti e riteniamo che un’idea di comunità possa essere riprodotta in uno spazio e possa essere realizzata progressivamente a partire da uno spazio.

L’ipotesi quindi è che, in un contesto così fortemente in cambiamento in cui intravedere una visione di futuro sembra operazione molto complessa e spesso assente, si possa contribuire a disegnare alcuni scenari di come vogliamo il mondo attraverso alcune sperimentazioni che assumano un valore simbolico e profetico.

Può avvenire che quello che accade nel contesto di uno spazio possa tracimare all’esterno e fecondarlo? Può un microcosmo contribuire a cambiare/costruire la comunità territoriale?

La scelta è quella di ancorare questa ipotesi ad un contesto di aggregazione giovanile perché possa diventare luogo promotore di progettazione della nuova socialità.

Non è difficile notare come questa scelta rappresenti un cambiamento di prospettiva relativamente alle proposte nei confronti dei giovani: non destinatari di un intervento adulto, ma attore di cambiamento, non portatore di bisogni da accogliere, ma soggetto animato da un desiderio generativo, non problema da gestire e contenere, ma risorsa da mettere in campo e con cui confliggere.

 

Perché lo spazio allora?

Lo spazio parla di sé, fa nascere aspettative, racconta di possibilità e impossibilità. Immediatamente: entriamo in un posto e ci chiediamo dove siamo capitati, come funziona, quale atmosfera ci trasmette. Non occorrono molte parole. Come esseri umani, abbiamo sensori per captare indizi che ci informano su ciò che ci circonda; indizi che useremo per costruirci un’idea della situazione in cui siamo e da lì scegliere come starci, in termini di atteggiamenti e comportamenti.

Ci sono spazi che segnalano informalità e altri inscalfibili nel loro rigore; spazi che ispirano creatività e altri che confortano nella ripetizione; spazi belli che riempiono e decrepiti che deprimono; lineari oppure confusi, sovraccarichi, incomprensibili; gerarchici o comunitari; accessibili o esclusivi.

Decidere come e in funzione di cosa allestire uno spazio fisico e cosa realizzarci dentro e attorno, vuole essere una metafora del mondo che vogliamo costruire insieme.

Per i giovani abitare il luogo dove viene realizzato il ristorante solidale con tutte le caratteristiche che vi raccontiamo dice immediatamente cosa vogliono essere e cosa pensano e al contempo dice cosa vogliono imparare.

Uno spazio in cui abitino associazioni giovanili e start-up, dove si organizzino concerti eventi culturali, dove si possa studiare insieme e progettare interventi sul territorio, dove si possa giocare e impegnarsi nel servizio racconta il mondo giovanile e lo rappresenta. (vedi Box Nondisolopane)

Nondisolopane

Non è importante solo dare da mangiare a chi non può permettersi un pasto caldo.

Anche evitare che scompaia dalla vista, come quelle cose brutte che è meglio nascondere. Anche evitare che precipiti nell’isolamento più completo, in cui nessuno ti chiama più per nome. E ancora: invitare tutti a non ignorare le parti più fragili della propria comunità, aiutarli a vincere l’illusione che bisogna farcela da soli, senza curarsi di chi non ci riesce, del suo esempio perdente e reietto.

Nondisolopane” è nato così.

Non di solo pane” è più di una mensa per poveri. Perché la mensa viene collocata in un luogo che non è specificamente per poveri”, ma per tutti, quindi anche per i poveri”.

La mensa è aperta a tutti, sulla base delle proprie possibilità. Chi può permetterselo, paga, e sa che con quel gesto sta offrendo il pasto a qualcun altro. Che non è lontano, è allo stesso tavolo o in quello a fianco, e mangia le stesse cose. Chi non può permettersi di pagare, mangia lo stesso.

Perché tutto questo possa funzionare, è indispensabile l’impegno dei volontari. Che si occupano di funzioni diverse, in base alle loro capacità e interessi.

C’è chi recupera le derrate alimentari, a basso o nessun costo, attraverso raccolte sia settimanali sia periodiche, per i cibi che durano di più.

C’è chi ascolta le richieste di chi vuole accedere gratuitamente alla mensa, ne valuta la condizione di bisogno anche in accordo con i Servizi Sociali, contribuisce a definire un percorso mirato per la persona e/o il nucleo familiare in modo che la situazione di difficoltà possa essere transitoria e non permanente. Perché per accedere alla mensa è richiesta una tessera, a garanzia del progetto che si sta costruendo insieme a uomini e donne bisognosi.

C’è chi accoglie le persone presso la mensa, controlla i documenti ma soprattutto serve i pasti, scambia quattro chiacchiere, a volte si siede allo stesso tavolo perché non si tratta solo di dare da mangiare”, ma di far sentire la propria presenza solidale. Alla fine bisogna pulire, rendere i locali accoglienti per chi viene dopo.

C’è chi si occupa di promuovere il progetto. Non solo per raccogliere altri fondi e altri volontari, ma per farlo conoscere alla città. Perché se Non di solo pane” non serve a far accorgere la comunità dei suoi aspetti più fragili, allora non serve.

Perché tutto possa funzionare, è indispensabile l’impegno di personale retribuito.

C’è chi definisce il menù, controlla gli alimenti, fa la spesa. E infine cucina, in equilibrio tra semplicità e appetibilità: perché agli ospiti non si serve quello che capita.

C’è chi si prende cura dei volontari, introducendoli al progetto, spiegando come funziona e discutendo con loro su come vanno le cose, aiutandoli a condividere dubbi e a superare ostacoli e difficoltà.

C’è chi coordina, favorisce l’incontro tra le parti (singoli e associazioni), le rassicura creando le condizioni perché tutto possa funzionare, risolve i problemi, cura la comunicazione, individua nuove opportunità di sviluppo. Perché “Non di solo pane” è anche un’occasione che permette alle associazioni di incontrarsi e collaborare, ognuna con le proprie competenze, specificità e interessi.

Una associazione di promozione sociale di secondo livello che mette insieme privato, pubblico, privato sociale e associazionismo

20 associate e 30 simpatizzanti

dai 6.000 agli 8000 pasti gratuiti all’anno

un centinaio di volontari

due animatori professionisti

un cuoco professionista e alcuni aiuti con inserimenti lavorativi

una rete di cittadini che sostengono il progetto con donazioni e costruzione di consenso

 

Lo spazio come metafora del mondo

Questi spazi sono costituiti nel tempo dell’intermittenza, delle appartenenze corte e quindi nella logica dell’attraversamento; non ci immaginiamo che qualcuno ci metta radici, ma che possa attraversarli, lasciando un segno su di sé e sul contesto. Questo significa che la continuità e la durata non sempre vengono garantite dai giovani stessi, ma da un soggetto che ne presidi il funzionamento nei vari passaggi o cambiamenti di protagonismo.

E’ necessario quindi esercitare una funzione di secondo livello che sostiene le esperienze, promuovendo e facendo manutenzione delle reti che le rendono possibile favorendo riflessione orientata alla produzione di sapere sull’esperienza: questa è una funzione sociale e pubblica che chiede di essere riconosciuta.

Queste esperienze possono diventare quello che abbiamo descritto e rappresentare un’occasione di sviluppo per le persone e per il territorio in cui esse sono inserite nella misura in cui si tiene conto di alcuni elementi che le caratterizzano e si presidiano alcune funzioni:

 

1- Sono esperienze nascenti e come tutte le esperienze che nascono hanno bisogno di cura e di attenzioni speciali: hanno tutto l’entusiasmo degli inizi, insieme alle fragilità tipiche. Grandi slanci e ingenuità, investimento generoso e qualche azzardo di prospettiva, poca resistenza ad una frustrazione prolungata data dalla mancanza di risultati immediati. Per questo è necessario che chi accompagna questi processi svolga quella che possiamo chiamare una “funzione incubatrice”, capace di mantenere un microclima e un equilibrio adatto allo sviluppo del processo. Con questo intendiamo una serie di azioni di supporto che vanno dalla elaborazione condivisa delle difficoltà in termini di apprendimenti alla offerta di suggerimenti e di indicazioni concrete per risolvere  problemi emergenti, alla connessione con soggetti competenti del territorio che possano essere risorsa per il progetto. Quando parliamo di microclima intendiamo la costruzione di un contesto ambientale che supporti tali esperienze e di un clima interno tra i partner che permetta la costanza di investimento emotivo e di impegno.

 

2 – Sono esperienze che hanno una questione di sostenibilità con cui misurarsi in maniera costante, poiché producono moltissimi beni relazionali e beni comuni, ma pochi beni che vengo riconosciuti economicamente; hanno bisogno quindi di essere in grado di attirare e combinare risorse delle più diverse, per garantirsi l’equilibrio economico che permetta loro di essere imprese sociali di comunità che durano nel tempo.  Intendiamo segnalare qui che le esperienze che conosciamo hanno un indubbio valore dal punto di vista sociale e relazionale, che certamente, dentro logiche non meramente economiche producono beni e risorse, ma certamente si misurano costantemente con la difficoltà di far tornare esattamente i conti e di produrre un surplus che possa essere investito per lo sviluppo. Necessitano quindi di qualcuno che svolga una “funzione incubatore” attenta ad una programmazione e ad una sostenibilità che permetta la durata nel tempo ed un adeguato impatto nella vita di chi si ingaggia in questa avventura.

 

 

3 – Sono esperienze che risentono di un ciclo composto da varie fase: investimento, successo, stabilizzazione, ricambio. In questa direzione è opportuno e necessario che venga svolta una funzione di manutenzione e accompagnamento allo sviluppo delle varie fasi. Nelle situazioni citate è la cooperativa sociale che svolge questa funzione collocandosi un passo indietro rispetto alla gestione quotidiana, ma costantemente presente per presidiare la attenzione di cui sopra e garantirne la generatività

 

4 – Sono esperienze che si alimentano grazie a ibridazioni e cooperazione delle più diverse: la presenza di soggetti diversi, con culture organizzative diverse e interessi diversi richiede una funzione di mediazione culturale e di animazione sociale nel senso classico

 

 

 

 

Alcune proposte

L’efficacia di questa proposta si può collocare all’incrocio fra offerta di esperienze consistenti, che permettano di misurarsi al di fuori della fiction (azioni immerse nel reale e sempre meno nel tempo protetto del laboratorio) e insistenza di costruzioni di tempi e spazi di rielaborazione per l’apprendimento.

A tal proposito, le azioni che possono rappresentare un’occasione di sviluppo per le persone e per i territori sono:

 

  1. Azioni che permettano una nuova combinazione tra individualità e gruppalità: dopo un tempo in cui si è insistito sulla scomparsa dell’esperienza gruppale a motivo delle appartenenze intermittenti e plurime, registriamo che risultano vincenti proposte che sappiano coniugare la dimensione del noi, della condivisione con spazi di autonomia e libera determinazione del proprio impegno.

 

  1. Azioni che permettano una combinazione di manualità/artigianalità e virtualità: risulta evidente come la virtualità sia dimensione fondamentale per le nuove generazioni, ma contemporaneamente è presente un interesse forte per l’artigianalità. Stiamo pensando al circuito dei FAbLab che in questi spazi sono sempre presenti.

 

  1. Azioni che descrivano un’economia della condivisione: le proposte rimandano ad un’idea di economia che come abbiamo evidenziato fa della condivisione, dello scambio, della gratuità una dimensione non secondaria. Azioni che mettano a tema il valore anche economico della socialità rappresentano una condizione, ma anche una indicazione progettuale.

 

  1. Azioni che permettano la presa di parola e di potere: fondamentale perché tutto ciò sia credibile è la predisposizione di tempi e spazi in cui tutto questo fare sia rielaborato e gestito in prima persona dai giovani che vivono questi luoghi: tempi dedicati a prendere parola su quello che sta avvenendo e un processo impostato perché sia presente un orientamento ad agire una responsabilità sempre maggiore.

 

  1. Azioni che disseminino gli spazi di marcatori di senso. Non aggiungiamo altro a quanto già detto: mettere nello stesso luogo uno spazio espositivo artistico, una ristorante solidale, uno skate park che propone corsi per i piccoli parla del senso dell’esperienza.

 

Conclusione

Una  questione mi pare resti da sottolineare a mo’ di conclusione.

Essa riguarda la presenza adulta necessaria in questi progetti e il cambiamento di interpretazione di ruolo richiesto per lavorare oggi con i giovani.

Abbiamo bisogno che gli spazi per i giovani ed adolescenti siano abitati da “artigiani”, adulti che siano capaci di coinvolgere nella propria passione trasformativa e creativa i giovani con cui entrano in contatto; che siano in grado di mostrare come ogni gesto è frutto di un “sapere in azione”

E al contempo  abbiamo bisogno di adulti capaci di  INTER-AZIONI DEPONENTI.

Chi sa un po’ di latino sa che i verbi deponenti sono verbi che hanno forma passiva e valore attivo.

In questo caso la richiesta all’adulto è quella di pensarsi attivo in una modalità che si presenti passiva, mettendo in campo alcune specifiche modalità di porsi che facilitano la fluidità del costruire e dell’abitare  contesti che permettano la crescita e l’apprendimento di cui abbiamo parlato.

Un adulto che sappia stupirsi delle risorse dei soggetti grazie ad un ascolto profondo e si lasci condurre

Un adulto abile all’arte delle connessioni capace di fare dialogare mondi diversi

Un adulto che si sa vulnerabile e abita la complessità senza la pretesa di governarla

Un adulto che sappia  lasciare spazio compiendo i necessari  passi indietro

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