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Housing sociale: la parola agli ospiti nelle case sul territorio.

Il progetto Rincasando – Buone case per ottimi inquilini parla soprattutto attraverso la voce dell’operatore che se ne occupa e degli ospiti che abitano le case e che grazie al progetto, hanno potuto alleggerire il peso del problema abitativo ricostruendosi una parte della propria vita. 

Ci siamo soffermati, così, a chiacchierare con alcuni ospiti che sono stati disponibili e gentili a voler aprire la “loro” casa, raccontandoci il proprio vissuto 

“La casa per me è un luogo delimitato da quattro mura, ma se tra quelle mura non vibrano delle emozioni allora lì la casa non c’è. Nell’idea di casa che ho, mi sento parte integrante di essa e la mia presenza fa la casa, così come la mia voglia di renderla migliore per viverci e per convivere con i coinquilini. Non sempre in casa c’è la famiglia, infatti credo che quello sia il posto in cui stanno delle persone, al di là del legame parentale. E’ un punto di riferimento: la penso come se fosse una minestra, formata da tanti ingredienti, buoni e caldi: un po’ come le emozioni, senza, la casa è fredda e inospitale. E’ il luogo in cui vive la donna che racchiude in sé calore, ambiente, emozioni e relazioni.”         Scilla 

Ringrazio innanzitutto per la possibilità che ho avuto e che mi è stata concessa di poter essere ospitata in una casa, perché questo mi ha restituito dignità e serenità. Quando ho ricevuto la notizia, mi si è aperto il cuore. Vivevo una situazione difficile e la mia speranza era quella di poter tornare ad abitare una casa. Per me significa molto, calore, sogno e famiglia. E’ stato proprio quel sogno di poter accedere a un’abitazione a smuovermi per chiedere aiuto. La casa per me è il luogo della famiglia, in cui le teste non sono tutte uguali, ma si cerca di andare d’accordo e collaborare. Le difficoltà non sono poche, ma la gratitudine è tanta”. 

 

 

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